Lāassalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021
Nel pomeriggio del 6 gennaio 2021 milioni di italiani e di cittadini di tutto il mondo che si trovavano dinanzi ai televisori per sentire le notizie sulla ratifica da parte dei grandi elettori della vittoria di Biden nelle elezioni presidenziali americane, hanno assistito ad uno spettacolo che qualcuno forse in un primo momento ha scambiato per una fiction di discutibile gusto: una folla di migliaia di persone, fra cui alcune abbigliate in modo stravagante e fornite di armi, si avvicinava al Campidoglio di Washington, sede del Congresso degli Stati Uniti dāAmerica, raggiungeva salendo la lunga scalinata la zona dellāingresso e, dopo aver travolto lāesiguo sbarramento di poliziotti, penetrava allāinterno sfondando porte e finestre. Si vedevano chiaramente episodi di colluttazione e si ascoltavano anche degli spari. Si ĆØ appreso più tardi che vi erano stati cinque morti. I commenti che hanno accompagnato le scene hanno fatto man mano luce sugli avvenimenti; si trattava di scene reali e gli assalitori erano sostenitori di Trump intenzionati ad impedire che si procedesse a ratificare ufficialmente la vittoria di Biden. I commentatori hanno precisato che lāassalto della folla era stato preceduto poche ore prima da un discorso di Trump dinanzi alla Casa Bianca, nel quale il Presidente uscente, dopo aver ribadito ancora una volta la sua convinzione che il risultato dellāelezione fosse truccato, aveva incitato i suoi sostenitori a impedire che la vittoria di Biden venisse proclamata. Non si trattava della prima volta che negli USA il risultato del voto venisse contestato, ma mai la contestazione era degenerata come in questa occasione. Il precedente più significativo, anche per la lunghezza dello stallo nella proclamazione del vincitore, risale al 1876 e aveva visto come protagonisti il democratico Samuel Tilden ed il repubblicano Rutheford Hayes; si era protratto per parecchi mesi ed era stato risolto poi con un compromesso che assegnò la vittoria al candidato democratico. Era la prima volta tuttavia che la contestazione sfociava in atti di aperta rivolta, in una vera e propria insurrezione armata diretta a sovvertire il risultato del principale meccanismo del funzionamento della democrazia, cioĆØ delle elezioni. Spettacoli come quello a cui tutto il mondo aveva assistito, cioĆØ un assalto armato alla sede del Parlamento, prima del 6 gennaio 2021 si erano potuti vedere in qualche Paese latino-americano, a Mosca nel momento delle convulsioni conseguenti al crollo del regime sovietico, a Belgrado, a Minsk, negli anni trenta a Berlino con lāincendio del Reichstag da parte dei seguaci di Hitler. Nessuno avrebbe mai immaginato che la stessa cosa si potesse verificare nella capitale della più grande democrazia del mondo. Molti si sono chiesti come un evento del genere potesse essere accaduto realmente, come quella che poteva concepirsi solo come ipotesi di fantapolitica potesse essersi materializzata.
Le ragioni per una nuova edizione
La decisione di riproporre in una nuova edizione (acquistabile qui) il saggio sulla democrazia americana pubblicato nel Dicembre 2013 da Vecchiarelli Editore con il titolo Il mito della libertĆ e della democrazia americana. Un tentativo di esame critico della storia degli Stati Uniti dāAmerica dalla nascita alla guerra fredda, oltre che per le considerazioni esposte nella prefazione che segue, va certamente ricercato negli avvenimenti del 6 gennaio che dovrebbero aver creato qualche dubbio sulla soliditĆ del mito dellāAmerica come campione della democrazia, anche nei più convinti ammiratori del modello americano.
Ma forse le motivazioni più convincenti per rileggere in modo critico la storia degli USA fin dalle sue origini si trovano nella prefazione dellāautobiografia di Barack Obama (Una Terra promessa ), uscita in tutto il mondo nel novembre 2020. In essa vi ĆØ una confessione accorata e quasi drammatica dei gravi problemi che affliggono la democrazia americana, che merita la massima attenzione:
Ā«Mentre scrivo queste parole, il Paese si dibatte nella morsa di una pandemia globale e della crisi economica che ne ĆØ derivata, con più di 178000 americani morti, aziende costrette al fallimento e milioni di persone senza lavoro. In tutta la nazione individui di ogni ceto sociale si sono riversati nelle strade per protestare in seguito alla uccisione da parte della polizia di uomini e donne di colore disarmati. E cosa ancora più preoccupante, la nostra democrazia sembra sullāorlo di una crisi che affonda le sue radici nel conflitto fondamentale tra due opposte visioni di ciò che lāAmerica ĆØ e di ciò che dovrebbe essere, una crisi che ha lasciato il corpo politico lacerato e diffidente e che ha permesso una continua violazione delle norme istituzionali, delle garanzie procedurali e del rispetto di quelle nozioni fondamentali che repubblicani e democratici davano un tempo per scontate. Non si tratta di un conflitto del tutto nuovo. Per certi versi, anzi, definisce da sempre lāesperienza americana. Ć insito in quei documenti fondativi in cui si proclama che tutti gli uomini sono uguali e, al tempo stesso, che uno schiavo vale tre quinti di un uomo libero. Trova espressione giĆ nei primi pareri espressi dai nostri tribunali, come quando il giudice della Corte Suprema spiega ai nativi americani senza mezzi termini che i diritti delle loro tribù di trasmettere la proprietĆ non sono esercitabili dal momento che la corte del conquistatore non ha il potere di riconoscere le giuste rivendicazioni dei conquistati. Ć un conflitto che si ĆØ combattuto sui campi di Gettysburg e Appomattox, ma anche nei corridoi del Congresso, su un ponte di Selma, tra i vigneti della Califormia e per le strade di New York, un conflitto nel quale hanno combattuto soldati ma anche, più spesso, organizzatori sindacali, suffragisti, facchini, leader studenteschi, ondate di immigrati e attivisti armati di nientāaltro che picchetti, volantini e un paio di scarpe per marciare. Al centro di questa battaglia infinita cāĆØ una semplice domanda: ĆØ importante per noi che la realtĆ dellāAmerica corrisponda agli ideali su cui ĆØ stata fondata? Crediamo davvero che i nostri principi di autogoverno e di libertĆ individuale, di pari opportunitĆ e di uguaglianza di fronte alla legge debbano applicarsi a tutti? O siamo impegnati, nella pratica se non nella legge, a riservare queste prerogative a pochi privilegiati? Mi rendo conto che secondo alcuni ĆØ arrivato il momento di abbandonare il mito: unāanalisi del passato dellāAmerica ed uno sguardo superficiale ai titoli dei giornali mostrano come gli ideali di questa nazione siano stati sempre secondari rispetto allo spirito di conquista ed alla sottomissione, a un sistema di caste razziali e al capitalismo rapace, e che fingere che non sia cosƬ significa rendersi complici di una partita truccata fin dallāinizio. . . Ā» (Corriere della sera, 14 11 2020).
Dunque, anche il primo Presidente non bianco degli Stati Uniti, lāuomo che potrebbe essere definito lāesempio più illustre del sogno americano, ossia della possibilitĆ concreta che ogni cittadino nato su suolo americano possa legittimamente aspirare ai traguardi più ambiziosi, denuncia con accenti accorati una situazione di profonda divaricazione fra gli ideali cosƬ orgogliosamente proclamati e la realtĆ del Paese e dice senza mezzi termini che bisogna uscire dal mito a lungo coltivato. Non credo che ci possa essere testimonianza più autorevole e convincente di questa circa lāutilitĆ e direi lāopportunitĆ di conoscere attraverso un lavoro critico sulla storia americana le possibili cause che hanno condotto lāAmerica dalle solenni parole della dichiarazione di indipendenza allāassalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

